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marrakech_travel_10L’idea di un viaggio a Marrakech nasce dal fascino per l’esotico e dalla voglia di staccare per pochi giorni dalla cultura europea.
Luogo d’incanto, ma anche di contrasti, la città ha due anime, due spiriti di epoche diverse che si incrociano e la rendono unica: da antica città imperiale, si è trasformata in una metropoli berbera, dove le antiche tradizioni arabe convivono con i nuovi stili di vita occidentali.
Il fulcro della tradizione, degli usi e dei costumi di un tempo, lo si può ritrovare nella Medina, la città vecchia, il cui nucleo non è poi cambiato eccessivamente nel corso dei secoli, qui al riparo delle alte mura, si sviluppa il centro artigianale e commerciale della città. Il tempo sembra si sia fermato, e per le viette strette è possibile passare a fianco ad asini e galline.
La città rossa, chiamata così per il colore delle sue abitazioni in terra battuta, per un occidentale, a primo impatto, è traumatica: è caos puro, voci, schiamazzi, gente, motorini,colori, il tutto in strade larghe pochi metri.
Questo spirito magrebino, caotico e frenetico pervade la labirintica medina, ma basta girare l’angolo e addentrarsi in vicoli secondari, per lasciarsi alle spalle la confusione e camminare tra case silenziose e bambini che giocano a palla, gatti che si fanno coccolare (ce ne sono moltissimi) e porte piccole e colorate.
Marrakech deve essere esplorata. Senza mappe e senza cartine, che tanto non si riesce nemmeno a capire in che punto si è. Esplorata con l’istinto, con l’errore, con la pazienza di chi si rassegna a smarrirsi, e di chi si fa anche fregare (i marocchini se ti vedono in difficoltà ti aiutano, ma alla fine quello che pensavi fosse un gesto di cortesia si trasforma nella richiesta di qualche spicciolo). Perdersi non è una vergona, anzi, è il modo migliore per visitarla.
Il souk (il mercato) si sviluppa dentro la medina in un esplosione di colori, suoni e odori. Ci si può trovare di tutto, dai conciatori che lavorano le pelli, alle donne che pestano le erbe per ricavarne oli o lozioni, ai bambini che impagliano i cestini, i souk, divisi per tipologia, si alternano uno dopo l’altro, ma è praticamente impossibile definirne con precisione i confini.

Se si vuole fare una pausa e godersi un attimo di pace, la città vecchia offre moltissime terrazze dove potersi ristorare con un tipico the alla menta: si può scegliere il Cafè des Epices, oasi nel bel mezzo dei souk, oppure prediligere una delle terrazze di piazza Jemaa el Fna, patrimonio dell’Unesco, godendosi lo spettacolo delle sue luci e dei suoi vapori al tramonto. Di giorno invece questa piazza cambia faccia, ed è popolata da figure strane, pittoresche e buffe: saltimbanchi, addestratori di scimmiette, incantatori di serpenti, e venditori di denti. È uno spettacolo che lascia davvero ad occhi aperti.

Tanti sono i posti dove godersi il silenzio, e anche un po’ di fresco: la Medersa Ben Youssef, antica scuola coranica, piccolo gioiello di decorazioni, e, nella zona della Kasbah, le tombe saadiane e il palazzo El badi, in cui, nonostante rimangano solo le rovine, si conserva l’idea della sua passata maestosità (date un occhio sulle sue mura: qui nidificano le cicogne, impossibile non vederle).

Passando alle informazioni pratiche, Marrakech offre molte sistemazioni per soggiornare adatte a tutte le tasche: per provare il vero spirito marocchino, consigliamo di lasciare stare gli hotel o simili, e di concentrarsi sui Riad: dimore caratteristiche di questo popolo, si caratterizzano per il giardino interno che porta luce di giorno e fresco di sera, abbellito da giochi d’acqua, e circondato da salottini arredati con il gusto tipico. Se si vuole vivere invece un’esperienza da mille e una notte, si deve assolutamente passare anche solo un momento all’ Hotel Mamounia: vi sembrerà di essere in un sogno, in una favola ambientata nel palazzo di un sultano, un’oasi silenziosa fra piscine, giardini, luci soffuse. Ha una spa meravigliosa, ed è aperta anche a coloro che non soggiornano nell’hotel. Un peccato non andarci.

Se volete provare i rituali di bellezza marocchini, non potete farvi mancare l’esperienza dell’Hamman: si inizia con una sauna, tra acqua calda e fredda, si passa a uno scrub molto energico e a un lavaggio completo e infine a una bellissima ora di massaggi, il tutto in un’atmosfera delicata e rilassante.Ci sono moltissimi Hamman tradizionali in città, avrete l’imbarazzo della scelta. È un toccasana rigenerante per noi turisti sempre in movimento.

Ultimo consiglio: ritagliatevi un pomeriggio o qualche ora per andare a vedere i giardini Majorelle. Ci si arriva comodamente in taxi a pochi euro (ricordatevi di contrattare sempre!). Yves Saint Laurent e Bergè rimasero incantati da questo angolo di paradiso, tanto che lo comprarono e stabilirono lì la loro dimora marocchina. Questo giardino botanico è davvero una piccola meraviglia: le sue collezioni di cactus, di aloe e palme sono splendide, e si stagliano molto bene con la villa stile liberty e i colori forti scegli da ysl. Sututti trionfa il blu, ormai conosciuto come il Blu Majorelle,che si fa accompagnare da un giallo vivace ed elettrico, e cheassieme, conferiscono a questo giardino un aspetto più unico che raro.

Marrakech è questo. È fascino, bellezza, contraddizione, mistero. È un’altra cultura che non deve spaventarci, ma anzi, è affascinante come tutte le antiche culture sanno essere.

 

Thanks to La Mamounia
Thanks to my team : Eleonora Carisi, Linda Tol, Giuseppe Damato , Lorenzo De Caro

Written by
Valentina Siragusa
Federica Segnan